EVOLUZIONE TREVISIOL

da un articolo di Intravino, scritto da ANREA GORI

TREVISIOL E LA PERSISTENZA DEGLI ANNI 80

Non solo Stranger Things, e il prossimo Ready Player One.
Gli anni ’80 si ripropongono in tutte le loro contraddizioni e spinte innovative, al limite dell’ingenuità, ma dotate di una forza sottesa inscalfibile. Si possono riscoprire oggi grazie al boom della spumantistica italiana, che ha prodotto un intero nuovo segmento di vendita e una generazione di bevitori, che trovano davanti a sé opzioni impensabili nel bicchiere, anche solo dieci anni fa.
Dai rifermentati ancestrali, ai Martinotti più complessi e lunghi, fino a tutta la gamma di metodo classico, non c’è anfratto dell’Italia vinicola che non sia stata attraversata dalla bollicina.
È in questa fase che possono trovare mercato reperti storici, che raccontano molto del nostro metodo classico e sulla predisposizione della nostra penisola agli spumanti. In casa Trevisiol, a Selva di Montello, si comincia a comprare vini e uve e vendere spumanti dopo la grande guerra, proseguendo con il trasferimento negli anni ’40 a Valdobbiadene, con la seconda generazione di Trevisiol, Edoardo, che guida l’azienda fino al recente boom consegnandola ai figli Luigi e Paolo.

Ma è negli anni ’80 che Edoardo diversifica acquisti e investimenti, cominciando a comprare uve nel vicino Alto Adige che all’epoca era un vera miniera d’oro di qualità a prezzi attraenti, con alte rese ed enorme riserva di acidità. Edoardo compra partite di chardonnay e pinot bianco e decide di fare alcuni tiraggi metodo classico in segreto. Anno dopo anno, dal 1980 in poi, si materializzano 600 casse l’anno di questo spumante cangiante e sfaccettato, regalato o venduto come piccola chicca ai clienti della casa di prosecco. Ma c’è da pensare alla glera e alla sua nuova definizione, e il progetto non assume mai una valenza commerciale fino a che i distributori di Trevisiol, Area6 Moon Import, non assaggiano alcune di queste bottiglie e ne capiscono il valore. Prende vita una prima edizione limitata di 500 casse miste di “Evoluzione”, ciascuna contenente 6 bottiglie di 6 annate diverse consecutive, sboccate recentemente a metà del 2017, non ricolmate e non dosate. Tutte le cuvée sono composte per circa il 70% da chardonnay e per il 30% da pinot bianco. A tavola, nell’ambizioso e raffinato MUD Filippo a Pietrasanta, ci attovagliamo con un menu variegato, dalle verdure al burro fino a pesce e agnello, per mettere alla prova i vini nei modi più disparati.

Evoluzione Trevisiol 1985. Dorato ma non domo, opulento di noci e canditi, zafferano, tabacco, erbe aromatiche, noce moscata. Bocca fine, piccante che con il tempo svela dolcezze e risvolti di succulenza, caffè e cacao, torrefazione spinta in vino arioso e sottile, mai banale. 88
Elemento dominante: la torrefazione. Ottimo su Gambero marinato in riduzione di vermouth, bisque, composta di limone, crema di paprika

Evoluzione Trevisiol 1986. Sarà l’annata storica che ha lasciato ricordi bellissimi, ma si muove molto bene nel calice: dolcezza di mandarino e pepe, mela, alga noori, mela golden e cotogna, cumino e zafferano, miele fresco, anice, curry. Bocca solare, grintosa, con lunghezza di pesca e menta, tambureggiante e carezzevole, fascino senza tempo. 91
Elemento dominante: il mare

Evoluzione Trevisiol 1987. Sensazioni di ostrica, fiori, ginestra e pesca, tiglio, biancospino e zagara. Bocca arcigna e piccante, serrato e corposo, frutto un po’ frenato, agrumi e rafano nel finale asciutto, pulito e balsamico. 89
Elemento dominante: floreale

Evoluzione Trevisiol 1988. Mela annurca e ginestra, agrumi, pere, ostrica, sedano, anice e finocchio. Bocca vegetale e marina, persistenza in pepe e sale, corpo, succo di pompelmo e anice, spinge e non fa prigionieri. 91
Elementi dominanti: menta e pepe, ottimo su Bottoni di guancia di ricciola, verza, pompelmo, fave di cacao spadellati e arrostiti stile dumplings, serviti con brodo di ricciola

Evoluzione Trevisiol 1989. Dolce di mela e pere, facile beva ed equilibrio acido sapido mirabile. Bocca nervosa, agrumata e salina, sottile e salato, energico. 92
Elemento dominante: agrumi, che contrastano bene gli Spaghetti alla chitarra al finocchietto di mare con noodles di capasanta e cozze

Evoluzione Trevisiol  1990. Più caldo e frutto, ostrica, cumino pepe e zenzero, cocco. Bocca di sale, ginestra e intensità, agile, netta e distinta, mandorle fichi maturi e nespole, tagliente, agrumata e gessosa. 90
Elemento dominante: anice, con corpo sufficiente ad animare l’Agnello in due consistenze, carrè al sangue avvolto da spalla e coscia cotte a bassa temperatura con pesto alla mandorla e al cavolo nero

Vini particolari, intriganti, non economici (circa 80 € a bottiglia, prezzo finale al consumo) che hanno però una base concreta di acidità inscalfibile, in grado di costruire arazzi di rimandi sapidi e gessosi con le più varie combinazioni di frutto e spezia. Crescono nel bicchiere e necessitano quasi di decantazione prima di cominciare a rendere al massimo nei calici, pur rimanendo più adatti agli appassionati del genere che al pubblico comune. Alcune annate spingono più di altre, ma tutte raccontano un pezzo particolare di storia della bollicina e del suo rapporto mutevole con il tempo, con rimandi aromatici che ricordano, fatte le debite proporzioni, le sfide di persistenza di qualche P2 e P3 di Dom Pérignon.

 

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